Il Primo Robot Umanoide: Dalle Origini ad Oggi
La storia dei robot umanoidi è affascinante e molto più antica di quanto si possa pensare. Fin dall’antichità l’essere umano ha immaginato macchine dalle fattezze umane e automi capaci di muoversi autonomamente. Ma il primo robot umanoide in senso moderno sarebbe arrivato solo molti secoli dopo.
In questo articolo ripercorriamo l’evoluzione dei robot umanoidi, partendo dagli automi delle civiltà antiche fino ai sofisticati androidi contemporanei.
Lungo il percorso incontreremo figure leggendarie, pionieri rinascimentali, icone della robotica come ASIMO, Atlas e Sophia, e scopriremo anche le ultime novità come i robot umanoidi di Unitree, versatili e all’avanguardia.
Origini Degli Umanoidi
Le prime tracce di automi umanoidi compaiono nelle leggende e nei testi antichi. In un racconto cinese del III secolo a.C. si narra di un incontro avvenuto intorno al X secolo a.C. tra il re Mu della dinastia Zhou e l’ingegnere meccanico Yan Shi. Quest’ultimo presentò al sovrano un automa dalle sembianze umane, capace di cantare e muoversi come una persona. Il re, stupito e intimorito, volle smontare la creatura per convincersi che non fosse viva: all’interno trovò solo parti meccaniche di legno, pelle e lacca che imitavano organi e articolazioni umane.
Anche nella mitologia greca troviamo esempi simili: il dio Vulcano (Efesto) avrebbe forgiato servitori meccanici e costruito per il re Minosse il gigante di bronzo Talos, incaricato di proteggere l’isola di Creta. Questi antichi racconti mostrano come già millenni fa fosse vivo il sogno di creare il primo robot umanoide in grado di imitare l’uomo.
Non mancano riferimenti a macchine automatiche anche nella scienza dell’antichità. Nel IV secolo a.C. il matematico greco Archita di Taranto progettò un uccello meccanico in legno, chiamato il “piccione di Archita”, che pare potesse persino volare e cinguettare sfruttando la forza del vapore.
Nello stesso periodo, l’inventore Ctesibio ad Alessandria realizzò complesse clepsidre (orologi ad acqua) con figurine mobili, precorrendo i congegni a orologeria dei secoli successivi.
Anche Erone di Alessandria, nel I secolo d.C., descrisse vari automi e progettò dispositivi semoventi, alcuni in grado di simulare movimenti o suoni umani. L’idea di utilizzare automi per alleviare il lavoro umano intrigò persino Aristotele, che nella sua Politica ipotizzava come macchine autonome avrebbero potuto un giorno sostituire gli schiavi nel lavoro pesante. Insomma, l’umanità pensava ai robot umanoidi molto prima di disporre della tecnologia per costruirli.
Dal Rinascimento ai Primi Automi Meccanici
Bisogna attendere il Rinascimento per vedere i primi tentativi concreti di costruire automi umanoidi. Intorno al 1495 Leonardo da Vinci disegnò nei suoi taccuini il progetto dettagliato di un cavaliere meccanico: un’armatura in grado di alzarsi, sedersi, muovere braccia, testa e aprire la bocca. Questo “umanoide” medievale, frutto degli studi anatomici di Leonardo, è probabilmente il primo robot umanoide progettato in Occidente, anche se non sappiamo con certezza se venne mai realizzato fisicamente.
Pochi decenni dopo, nel 1533, l’astronomo tedesco Johannes Müller (detto Regiomontano) costruì alcuni automi curiosi: una mosca e un’aquila meccaniche, entrambe capaci di volare. Erano esperimenti isolati, ma dimostravano un crescente interesse verso macchine capaci di imitare esseri viventi.
Nel XVIII secolo gli automi divennero attrazioni popolari e meraviglie ingegneristiche. Il francese Jacques de Vaucanson stupì l’Europa con i suoi automi: celebre la sua anatra digeritrice (1739) che muoveva ali e becco, starnazzava e simulava persino la digestione del cibo ingerito. Nello stesso periodo costruì anche un automa musicista che suonava il flauto traverso muovendo realisticamente le dita.
Qualche decennio dopo, l’orologiaio svizzero Pierre Jaquet-Droz realizzò sofisticati automi programmabili, tra cui un piccolo scriba meccanico capace di scrivere vere frasi con carta e penna, e una ballerina in grado di eseguire passi di danza. Queste meraviglie meccaniche, costruite con ingranaggi e molle, possono essere considerate i precursori dei robot programmabili.
Verso la metà dell’Ottocento, anche in Giappone l’inventore Tanaka Hisashige creò diversi automi chiamati karakuri ningyō, capaci di servire il tè, lanciare frecce o perfino disegnare ideogrammi. La rivoluzione industriale diede ulteriore impulso alla meccanica e alla nascita di macchine automatiche: mentre le fabbriche adottavano telai e macchinari a vapore, nell’immaginario collettivo prendeva piede l’idea di costruire automi sempre più raffinati e autonomi.
Il Novecento: Dal Termine “Robot” al Primo Umanoide Moderno
Il XX secolo segna la nascita della robotica moderna, a partire proprio dal nome. Nel 1920 lo scrittore ceco Karel Čapek coniò il termine “robot” nella sua opera teatrale R.U.R. (Rossum’s Universal Robots), ispirandosi alla parola ceca robota (lavoro forzato).
Da quel momento la parola robot entrò nell’uso comune per indicare macchine automatiche spesso con forme umane. Nel 1927 i robot debuttarono anche al cinema: nel film Metropolis di Fritz Lang compariva un celebre androide femminile (la Maschinenmensch) dall’aspetto umanoide. Queste visioni letterarie e cinematografiche precedettero di poco la costruzione dei primi veri robot elettromeccanici.
Tra il 1937 e il 1938, negli Stati Uniti, la Westinghouse realizzò uno dei primissimi robot umanoidi funzionanti, chiamato Elektro. Alto circa 2 metri e presentato all’Esposizione Universale di New York nel 1939, Elektro era in grado di camminare (grazie a motori elettrici), articolare braccia e testa, contare con le dita, parlare tramite un grammofono interno e persino fumare un sigaro elettrico per divertire il pubblico Sebbene molto distante dai robot odierni, Elektro può essere considerato il primo esempio di robot umanoide reale ad aver impressionato le folle con un comportamento “simile al nostro”.
Negli stessi anni, lo scrittore Isaac Asimov iniziò a pubblicare racconti di fantascienza sui robot e nel 1942 formulò le celebri Tre Leggi della Robotica, immaginando futuri automi positronici asserviti all’uomo. La fantascienza stava gettando le basi etiche e concettuali per la convivenza con i robot, mentre la tecnologia progrediva velocemente.
Dopo la Seconda guerra mondiale, la ricerca robotica accelerò. Nel 1954 l’inventore George Devol brevettò il primo robot industriale programmabile, chiamato Unimate, che qualche anno dopo venne installato in una linea di montaggio Ford rivoluzionando l’automazione industriale. Ma per vedere il primo robot umanoide vero e proprio, capace di deambulare e interagire autonomamente, dobbiamo arrivare agli anni ’70.
In Giappone, il professor Ichiro Kato della Waseda University guidò un progetto pionieristico che nel 1973 diede vita a WABOT-1, considerato il primo robot antropomorfo completo della storia della robotica moderna. WABOT-1 era un androide a grandezza naturale dotato di due gambe per camminare, braccia articolate con mani prensili, occhi-camera in grado di rilevare oggetti e persino di rudimentali capacità comunicative. Poteva afferrare oggetti, camminare (anche se lentamente) e conversare in giapponese tramite un semplice sistema di parole.
Fu un enorme passo avanti: per la prima volta una macchina autonoma somigliava ad un essere umano sia nell’aspetto che in alcune funzioni. Negli anni successivi il team di Kato sviluppò WABOT-2, un robot musicista che nel 1984 riusciva a leggere uno spartito e suonare un organo elettronico con entrambe le mani, coordinando i movimenti grazie alla visione artificiale.
Intanto, altre ricerche in tutto il mondo miglioravano la locomozione bipede e l’equilibrio: per esempio, già nel 1969 negli USA era stato creato un primo robot camminatore computerizzato, e negli anni ’80 furono sviluppati prototipi bipedi capaci di passi più naturali e veloci. La strada era tracciata per una nuova generazione di robot umanoidi sempre più sofisticati.
ASIMO: il Robot Umanoide Simbolo Degli Anni 2000
Il culmine dei progressi di fine ’900 arrivò nel 2000, quando la Honda presentò ASIMO (acronimo di Advanced Step in Innovative Mobility), destinato a diventare uno dei robot umanoidi più famosi al mondo.
Alto circa 130 cm e con un peso di 48–50 kg, ASIMO ha l’aspetto di un piccolo astronauta con uno zainetto tecnologico. Fu progettato come assistente multifunzionale ed era in grado di camminare e persino correre su due gambe con andatura stabile, raggiungendo circa 6 km/h di velocità. Le sue innovazioni includevano un avanzato sistema di controllo del movimento che gli permetteva di mantenere l’equilibrio e salire scale, anticipando i movimenti per non cadere.
ASIMO rappresentava lo stato dell’arte della robotica umanoide dei primi anni 2000. Era dotato di sensori visivi e uditivi che gli consentivano di riconoscere volti e voci, riuscendo a interagire con le persone tramite parole e gesti. Durante le dimostrazioni pubbliche, ASIMO salutava, stringeva la mano, portava vassoi e persino ballava, conquistando l’attenzione mediatica e diventando un simbolo pop della robotica.
Questo umanoide fu il risultato di oltre 15 anni di ricerca di Honda: già dagli anni ’80 la casa giapponese aveva sviluppato una serie di prototipi (serie E e P) per perfezionare la deambulazione bipede.
Con ASIMO, per la prima volta un umanoide riusciva ad integrarsi in ambienti pensati per gli esseri umani, aprendo la strada all’idea di robot assistenti nella vita quotidiana. Il successo di ASIMO ispirò molte altre aziende e centri di ricerca a investire nella progettazione di nuovi robot umanoidi sempre più evoluti.
Atlas: Agilità e Potenza in Formato Robotico
Se ASIMO ha incarnato l’idea di un robot assistente gentile, Atlas rappresenta invece l’umanoide atletico per eccellenza.
Sviluppato dall’azienda statunitense Boston Dynamics con il supporto della DARPA, Atlas fu presentato al pubblico nel 2013 con l’obiettivo di creare un robot umanoide da impiegare in operazioni di soccorso e in ambienti pericolosi. Alto circa 1,8 metri e originariamente azionato da attuatori idraulici, Atlas è stato definito “il robot umanoide più dinamico al mondo”, grazie alla sua agilità senza precedenti.
Le sue gambe e braccia possiedono in totale 28 gradi di libertà di movimento, supportati da sensori avanzati (LIDAR e telecamere stereoscopiche) che gli permettono di percepire l’ambiente circostante e mantenere l’equilibrio.
Ciò che ha reso Atlas famoso sono le incredibili dimostrazioni delle sue capacità fisiche. Negli anni seguenti al debutto, la Boston Dynamics ha via via aggiornato il robot (passando a versioni elettriche più leggere e potenti) e ha pubblicato video in cui Atlas corre su terreni accidentati, salta su ostacoli e addirittura esegue capriole all’indietro. Nel 2017 un filmato di Atlas che esegue un backflip perfetto ha fatto il giro del mondo, mostrando fino a che punto poteva spingersi l’equilibrio e la coordinazione di un androide.
Successivamente Atlas è stato visto compiere sequenze acrobatiche in stile parkour, saltando tra piattaforme e superando agilmente vari impedimenti. Queste performance, oltre a essere spettacoli impressionanti, evidenziano progressi fondamentali nella robotica: Atlas dimostra che un robot bipede può muoversi con una fluidità e una prontezza una volta ritenute fantascienza.
Pur essendo principalmente un prototipo sperimentale, Atlas ha aperto nuove prospettive per l’impiego di robot umanoidi in scenari di emergenza, ricerca e operazioni dove servono forza e mobilità straordinarie.
Sophia: L’umanoide Sociale Dal Volto Umano
Tragli umanoidi moderni, Sophia occupa un posto particolare: è il primo androide ad aver ottenuto la cittadinanza di un paese ed è diventata una celebrità mediatica. Sviluppata dalla Hanson Robotics (Hong Kong) e attivata nel 2016, Sophia è un robot sociale dalle fattezze femminili progettato per simulare conversazioni e interazioni umane.
A differenza di ASIMO o Atlas, Sophia non punta tanto sulla mobilità (il suo corpo ha mobilità limitata), quanto sulla comunicazione: è dotata di un busto con braccia e soprattutto di un volto estremamente realistico, capace di muovere occhi, sopracciglia, bocca e simulare molte espressioni facciali. Il suo aspetto è ispirato a tratti di Audrey Hepburn e della moglie del suo creatore David Hanson, combinati per risultare piacevoli e familiari.
Sophia è stata progettata per apprendere dalle interazioni e rispondere a domande grazie a un software di intelligenza artificiale che elabora il linguaggio naturale. Può sostenere brevi conversazioni su argomenti semplici (meteo, curiosità) e ha un vocabolario preimpostato con cui risponde in modo spesso spiritoso o sorprendente.
Ciò che l’ha resa famosa, però, sono state le sue apparizioni pubbliche e alcuni eventi senza precedenti. Nell’ottobre 2017, durante un evento a Riyad, Sophia ha ottenuto la cittadinanza saudita, diventando il primo robot al mondo a cui sia stato riconosciuto ufficialmente uno status di persona giuridica. Questo fatto simbolico ha scatenato dibattiti sul futuro dei diritti dei robot e sul confine tra umano e artificiale. Nello stesso periodo Sophia è stata nominata “Innovation Champion” dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, primo non-umano a ricoprire un ruolo di ambassador per l’ONU.
Forte di questa notorietà, Sophia ha partecipato a numerose interviste in TV, talk show e conferenze tecniche in tutto il mondo, affrontando temi sull’intelligenza artificiale e persino scherzando con gli interlocutori. Sebbene alcuni critici sostengano che Sophia sia più una brillante operazione di marketing che un vero passo verso l’AI forte (le sue risposte sono in parte scriptate), non c’è dubbio che abbia catturato l’immaginazione popolare.
Sophia rappresenta il volto “umano” dei robot e ci spinge a riflettere su come convivremo con macchine che ci somigliano sempre di più non solo nell’aspetto, ma anche nei comportamenti sociali.
Altri Robot Umanoidi Famosi
Oltre ai casi già citati, esistono molti altri robot umanoidi degni di nota che hanno segnato tappe importanti o curiosità nella storia recente. Eccone alcuni esempi significativi:
- Pepper (2014) – Sviluppato da SoftBank Robotics, Pepper è un umanoide semovente alto circa 120 cm, con un corpo bianco e uno schermo sul petto. A differenza dei robot avanzati come ASIMO, Pepper si sposta su ruote, ma si distingue per la sua capacità di interazione sociale: è progettato per accogliere clienti in negozi, banche e ristoranti, riconoscere le emozioni di base nelle persone e rispondere di conseguenza. Migliaia di esemplari di Pepper sono stati impiegati come receptionist e promoter tecnologici in tutto il mondo, rendendolo uno dei robot umanoidi più diffusi nella vita quotidiana.
- Nao (2008) – Nao è un piccolo umanoide alto circa 58 cm, inizialmente prodotto dalla francese Aldebaran Robotics (poi acquisita da SoftBank). Ha un aspetto simpatico e cartoonesco, con occhi luminosi e voce infantile. Grazie al suo costo relativamente accessibile e alla programmabilità, Nao è diventato uno standard educativo e di ricerca: viene utilizzato nelle università e scuole per insegnare robotica e programmazione, ed è famoso anche per le competizioni di calcio robotico RoboCup, dove squadre di Nao giocano partite dimostrando equilibrio e coordinazione. Pur con dimensioni ridotte, Nao integra camere, microfoni, sensori tattili e può camminare, ballare e dialogare a un livello base, rappresentando un ottimo banco di prova per sperimentare interazioni uomo-robot.
- iCub (2009) – Progettato in Italia presso l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, iCub è un robot umanoide open-source dalle dimensioni di un bambino di circa 3 anni. Alto 104 cm e pesante 22 kg, ha le proporzioni di un bimbo e dispone di 53 gradi di libertà motoria, che gli consentono di muovere testa, braccia, mani, busto e gambe con grande fluidità. iCub è nato come piattaforma di ricerca per lo studio della cognizione artificiale e dell’apprendimento nei robot: grazie al software e hardware aperti, decine di laboratori nel mondo lo utilizzano per sviluppare algoritmi di visione, controllo motorio e intelligenza artificiale ispirata al comportamento umano. Questo “robot bambino” è in grado di gattonare, afferrare oggetti, vedere e persino esibire semplici espressioni emotive (mediante luci LED sul volto). L’ambizioso obiettivo di progetti come iCub è capire come far apprendere ai robot compiti e concetti in modo simile ai bambini umani, esplorando le frontiere dell’AI embodied (incarnata in un corpo fisico).
- Tesla Optimus (2022) – Conosciuto anche come Tesla Bot, Optimus è un progetto annunciato dall’azienda automobilistica Tesla per sviluppare un robot umanoide generale. Presentato in forma di prototipo nell’agosto 2022, Optimus ha un’altezza prevista di circa 173 cm, un design snello in bianco e nero e un aspetto volutamente futuristico. Elon Musk ha dichiarato che Optimus sarà pensato per svolgere lavori ripetitivi e manuali al posto degli esseri umani, inizialmente nelle fabbriche Tesla e in futuro anche in ambienti domestici. Al momento il progetto è in fase iniziale: i primi prototipi mostrati erano in grado di camminare lentamente e compiere movimenti basilari con braccia e mani, ma la visione a lungo termine è di dotare Optimus di capacità di manipolazione avanzata, navigazione autonoma e integrazione con l’ecosistema di AI di Tesla. Se questo ambizioso progetto avrà successo, potrebbe rendere i robot umanoidi comuni quanto le auto a guida autonoma, aprendo interessanti scenari sul futuro del lavoro e dell’assistenza quotidiana.
I robot umanoidi di Unitree: versatilità per industria e ricerca
Negli ultimissimi anni nuove aziende si sono affacciate sulla scena proponendo robot umanoidi all’avanguardia, e tra queste spicca la Unitree. Nota inizialmente per i suoi robot quadrupedi agili e dal costo competitivo, Unitree ha lanciato di recente anche modelli umanoidi dalle prestazioni notevoli. Un esempio è il modello Unitree G1, un androide alto circa 1,3 metri e dal peso di 35 kg, progettato per combinare avanzate capacità di movimento con intelligenza artificiale integrata.
Il G1 vanta articolazioni estremamente flessibili (oltre 20 motori che gli conferiscono gradi di movimento paragonabili e persino superiori a quelli umani) e utilizza tecniche di apprendimento automatico per migliorare continuamente le proprie prestazioni imitandone i movimenti umani.
Dotato di una mano robotica dexterous a tre dita con controllo della forza, è capace di manipolare oggetti con precisione. Inoltre integra sensori avanzati come una camera di profondità 3D e un LiDAR, che gli permettono di percepire l’ambiente a 360° e muoversi autonomamente evitando ostacoli.
I robot umanoidi di Unitree si distinguono per la loro versatilità di impiego in molteplici settori, grazie anche a un prezzo più accessibile rispetto ad altri umanoidi avanzati. In ambito educativo e di ricerca, piattaforme come il G1 offrono agli studenti e ai ricercatori uno strumento ideale per studiare la robotica e l’AI in modo pratico, programmando comportamenti e testando algoritmi di visione e controllo.
Nell’industria possono essere utilizzati per compiti complessi di ispezione di impianti, manutenzione predittiva o monitoraggio in ambienti pericolosi e difficili da raggiungere. La capacità di adattarsi a diversi scenari operativi consente agli umanoidi Unitree di migliorare la produttività e ridurre i rischi per i lavoratori umani, ad esempio affiancando le squadre in attività di sorveglianza di infrastrutture o intervenendo in situazioni di emergenza.
In Italia, gli umanoidi sono distribuiti da Eagle Robots, azienda specializzata che offre consulenza, assistenza e soluzioni su misura per integrare queste tecnologie nelle aziende.
Grazie a tali partnership, le avanzate capacità dei robot umanoidi Unitree (dall’agilità fisica alla connettività AI) diventano accessibili anche a università, centri di formazione e imprese, che possono sfruttarle per innovare processi e servizi. L’ingresso di Unitree nel settore degli umanoidi conferma come stiamo entrando in una nuova era in cui robot sofisticati e versatili non sono più solo prototipi da laboratorio, ma strumenti pronti per applicazioni reali nella società.


